Recensione CD Musicale Annales 2012

Redempionem misit Dominus in populo suo

Il primo numero della rinata “Annales” riporta una recensione di Graziano Motta sul CD musicale edito Dalla Luogotenenza per l’Italia Centrale Appenninica, progetto curato dai nostri confratelli Umberto Lorenzetti e Cristina Belli Montanari.

“Annales 2012”  pagina 73

Il progetto di Umberto Lorenzetti e Cristina Belli Montanari, autori dell’importante libro L’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Tradizione e rinnovamento all’alba del Terzo Millennio (da me recensito nella rivista “AD” 2012), viene ora completato con la realizzazione di un CD musicale, sempre con il favore della Luogotenenza per l’Italia Centrale Appenninica, della quale sono attivissimi membri, e con le medesime finalità: “far conoscere la missione caritativa svolta dall’Ordine nel Patriarcato Latino di Gerusalemme e raccogliere offerte per i fratelli cristiani che ancora oggi vivono nella martoriata Terra del Redentore”.

 

Ma perché con il ricorso alla musica? Perché “nell’arte dei suoni si può cogliere riflessa la sovrana bellezza di Dio”, spiegano nel libretto che accompagna la registrazione. E perché proprio con il canto liturgico gregoriano? Perché è “considerato l’espressione più elevata della preghiera, del ringraziamento e della lode all’Altissimo”. Quindi un dono offerto a tutti gli ascoltatori – ma vogliamo pensare in primo luogo ai confratelli – “in grado di suscitare sentimenti di devozione e di predisporre lo spirito ad accogliere i frutti della grazia divina”. Intento tanto più lodevole in quanto, rilevano, “influenze profane sono penetrate nella musica sacra, rendendola inadatta alla funzione ministeriale che le compete”.

L’opera realizzata è di altissimo livello. Ne è progettista e direttore artistico il maestro Gabriele Gravagna illustre docente di filologia musicale e titolare della cattedra di organo e canto gregoriano al “Conservatorio Gioachino Rossini”, la prestigiosa scuola musicale di Pesaro (città natale del compositore). Ne sono interpreti i membri delle due formazioni, maschile e femminile, del Coro fondato da Gravagna vent’anni fa, proprio per il recupero filologico del Gregoriano perseguito attraverso lo studio dei più autorevoli codici dei secoli X, XI e XII, Sotto il titolo Redemptionem misit Dominus in populo suo, il programma segue un itinerario di antichi canti liturgici concepito “per meditare sul mistero della Redenzione,
quale manifestazione suprema dell’amore di Dio nei confronti dell’umanità”; e per facilitarne la meditazione i testi dell’esecuzione, naturalmente in lingua latina, sono accompagnati nel libretto dalle traduzioni in italiano e in inglese.
Il programma è intervallato da tre delle Huit pièces modales pour orgue, dunque composizioni per organo, del francese Jean Langlais (1907-1991), di cui è squisita interprete Giovanna Franzoni, docente di organo e composizione organistica al Conservatorio di Pesaro. E – una sorpresa! – è completato e chiuso, nell’esecuzione del Coro, dall’Inno dei Cavalieri del Santo Sepolcro indimenticata composizione di Riccardo Pick-Mangiagalli (1882-1949). Compositore e pianista, nato in Boemia e naturalizzato italiano, diresse dal 1936 alla morte il Conservatorio di Milano alternando l’attività didattica a quella concertistica. 

Anche il testo di questo Inno, una bella lirica di Luigi Orsini, (nel riquadro a fianco) meritava di essere riproposto. 

Non vi sono migliori attestazioni di stima e di compiacimento per questo progetto ideato e curato da Umberto Lorenzetti e Cristina Belli Montanari, di quelle del Luogotenente per l’Italia Centrale Appenninica Giovanni Ricasoli-Firidolfi (lo definisce un “felice strumento” per promuovere il patrimonio di fede, la storia e le finalità dell’Ordine) e del Gran Priore di Luogotenenza, il vescovo Luciano Giovannetti. Egli si dice certo che «nell’ascolto di questa musica sacra si realizzerà quanto affermato da sant’Agostino Chi prega cantando, prega due volte. E perché la bellezza di questa preghiera sia autentica, auguro che essa incida profondamente nell’esistenza, secondo quanto raccomandato sempre dal grande Dottore della Chiesa Agostino: È con la vita che devi cantare senza smettere mai».

Graziano Motta

 

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